Da zero a uno: quando l’impossibile è solo un invito
Lunedì 16 Febbraio, al Teatro Sociale di Como, si è svolta la Cerimonia di Inaugurazione dell'Anno Accademico 2025/2026 dell’Università Insubria, alla quale hanno preso parte diversi rappresentanti istituzionali di carattere nazionale e territoriale, tra cui anche il Presidente della Provincia di Como Fiorenzo Bongiasca. Tra il pubblico era presente anche il Dirigente del Settore Politiche Attive del Lavoro Fabio Chindamo.
Durante la cerimonia ha preso la parola Andrea Carcano, un giovane imprenditore già laureato all'Università dell’Insubria, che quella mattina ha ricevuto una laurea honoris causa.
Considerato il tenore fortemente motivante e carico di entusiasmo verso il futuro, si riportano di seguito alcuni stralci del suo intervento.
Il giovane varesino ha descritto, di fronte a un teatro attento, la sua carriera di studi e il percorso che lo ha portato fino alla Silicon Valley.
La mia storia nasce qui, nasce come la storia di tanti altri studenti che oggi sono all'università. Nasce da un'istituzione, dall'Insubria, che mi ha permesso di studiare, mi ha permesso di portare avanti quella che era per me una passione e lo è sempre stata.
Nasco come informatico, appassionato di cyber security.
Con parole chiare e semplici, Carcano ha condotto il pubblico verso la definizione di quello che è stato il suo sogno, nutrito da una grande passione. Un’esperienza di crescita che ha condiviso con un altro giovane studente come lui, con il quale ha fondato un’impresa da numeri record.
Siamo partiti dalla casa dei miei genitori, che hanno avuto fiducia e ci hanno dato quantomeno un posto, un ufficio da dove partire. E siamo partiti con l'idea di poter fare qualcosa di grande. Ce l'avevamo già in mente all'inizio, anche se non sapevamo come raccogliere fondi, non avevamo conoscenze, non avevamo nessuno pronto a investire. Però era chiaro fin dall'inizio che, se avessimo voluto puntare a essere i numeri uno in quello che facevamo, avevamo bisogno di partecipare, di andare “a giocare” con i più grandi del nostro campo. E i più grandi del nostro campo stanno in Silicon Valley. Come racconto sempre, è un po' come un giocatore di basket, che a un certo punto sogna di entrare nell'NBA. Ecco, per un informatico e per chi fa impresa, la Silicon Valley rimane tutt'oggi uno di quei posti dove ambisci ad arrivare.
Carcano ha poi sottolineato come tutto sia nato da un’idea, che si è sviluppata in quella prima sede precaria nella casa dei genitori e poi ha preso forma al termine di un percorso di studi standard, conclusosi con un dottorato.
All'epoca avevo anche ottenuto subito un contratto a tempo indeterminato in una grossa azienda italiana e, quando abbiamo deciso di fare quello che abbiamo fatto, mi sono trovato davanti a un bivio: scegliere di restare oppure provare a fare qualcosa. E questa è la seconda cosa che oggi vorrei trasmettere a tutti gli studenti, visto che loro rappresentano il futuro: se credete in qualcosa è importante provarci, è importante farlo al 100%. Questa è una delle grandi cose che ho imparato in Silicon Valley.
Un altro aspetto che ho appreso rapportandomi con le grandi aziende e con chi si occupa di innovazione è che, nella stesura dei business plan, non può esistere un “piano B”, una via di uscita: mentre stai innovando, mentre stai costruendo qualcosa che sogni possa diventare la più grande, mentre sogni di diventare l'azienda numero uno, non puoi permetterti di risparmiare neanche un centesimo. È un all-in e cerchi di fare il meglio con quello che hai e all'inizio per me era difficile culturalmente l'idea di poter fallire e di poterci non riuscire. Era un problema.
Quella del fallimento è stata una lezione importante nel mio percorso: apprezzare il fallimento è fondamentale a ogni livello, non importa se all'inizio, a metà o alla fine. La cultura del provarci e fallire in fretta è alla base di quello che oggi c'è in Silicon Valley. Quindi il vero rischio non è fallire, il vero rischio è smettere di provare. Agli studenti qui presenti vorrei dire una cosa molto semplice: non aspettate che qualcuno vi autorizzi a sognare in grande. Il momento in cui si passa da zero a uno è sempre imperfetto. Non troverete mai il momento giusto per dire “sì, questa è l'idea, questo è il momento giusto”. C'è sempre un momento sbagliato, ma c'è anche sempre il momento in cui voi decidete di farlo o di non farlo.
C'è un'altra cosa poi che oggi vorrei condividere e che fa parte della mia storia: l'idea può nascere da una persona, ma il coraggio quasi mai sta in una sola persona. Ho avuto la fortuna di incontrare persone che hanno creduto in me quando i risultati non erano ancora visibili, quando non era facile scommettere che ce l'avremmo fatta, quando in realtà il progetto era solo un'intuizione. E quando l'impossibile sembrava più concreto del possibile, in quei momenti è fondamentale avere al proprio fianco persone che ti supportano e ti danno coraggio.
Penso alla mia famiglia, penso a mia moglie (ma potrei andare avanti nella lista e sicuramente dimenticherei qualcuno): tutto conta per arrivare al successo, ogni pezzettino è fondamentale per arrivare a costruire una storia di successo. Scegliete con cura le persone che vi stanno accanto. Circondatevi di persone che credono in voi anche quando voi stessi fate fatica a farlo, perché il coraggio è contagioso.
Qualunque idea, quando ce l'avete di fronte, può sembrare un'idea stupida e la linea tra quella che è un'idea geniale e quella che è un'idea stupida è molto sottile. Quindi è fondamentale il networking e circondarsi delle persone giuste.
Ricordatevi che l'impossibile non è mai un limite, ma è sempre un invito.
Mi auguro – come un po' il titolo del mio intervento oggi: “Da zero a uno, dalla Silicon Valley all'Insubria” – che il prossimo uno, quello che cambierà qualcosa nel mondo, nasca qui, in queste aule, da questo territorio, da questo Ateneo, perché le possibilità ci sono.
Non lasciate che sia il mondo a dirvi cos’è possibile, ma siate voi a dimostrarvelo.